CANTO III: Mezza Orecchia
C. Ella m’amò per primo e mi fè santo
Io la lassai sì come cosa vecchia
Ché son tenace amante e me ne vanto
Portai di lei con me sol mezza orecchia
Che nel cammin mi fosse da compagna
CV. Ma nel pigliare acqua da una secchia
Nel torto e secco pozzo di campagna
Mi scivolò nel pozzo come piuma
Sì come besciamella su lasagna.
Piangendo e spergiurando corsi a Cuma
CX. Chiedendo alla Sibilla un sol responso
Se quella diligenza verso Yuma
Già fosse giunta col cugino Alonso.
Ella mi dè fiducia col suo sguardo
E disse con la bocca solo “non so”
CXV. Per cui tornai nel pozzo ove codardo
lasciai l’amara partner mia in attesa
E la trovai bracciata con il Bardo.
«O Scespir non è questa la tu’ chiesa
Bandona il repentino tuo bacetto
CXX. Con i tuoi versi non mi fare offesa
D’un sentimento squallido in sonetto
Ridammi quell’orecchia che già amai
Da solo torna a gemere nel letto.»
E lui violento mi disse: «Giammai!
CXXV. Mia Musa adiuta il velto mio penser
A dare scacco al vile traditor
Che vuole rovinare il mio desser
Facendo stroppiar sangue mio nel cor.
La Pulzella, in palio ad una gara
CXXX. Per penne svelte e infami tristi amor
Io l’ho vinta, ora la serbo in giara
Che possa stagionar com’un liquor.
Che da ‘sta mezza recchia, sacreblé
Rinasca corpo giovine e bello
CXXXV. Ch’io possa poi gustar come bigné
Poi scriverne e vincer un Nobello.
Non c’è spazio per un bruto ‘me te,
Del poema io solo sono il re.
Ma io levai di tasca una pistola
CXL. E un colpo dritto in rosa gli sparai.
La rosa è il solo fiore che consola
A tutto v’è rimedio, fuorché Dio.
Un rosso fiotto uscì dalla sua gola
E cadde verso il fondo dell’oblio.
CXLV. La recchia mi dè un bacio con la punta
E abbandonai veloce quel patio.