Prologomeni di DADA e DIO

Le cinque fiere sull’arco di Costantino, nell’anno del proclama, volevano carne in pasto. L’imperatore, tremando per la sua sorte, diede a dio la spugna imbevuta di speranze.

Qualcuno narra che avrebbe dovuto tener saldo il potere.

Certo è che senza l’Impero la chiesa non avrebbe potuto tener testa alla furia ottomana che imponeva la cifra arabica e il pensiero astronomico avanzato. Una tale invasione di logica era temuta dai patrizi che conservavano ancora scheletri assiri negli armadi.

Si legge così nelle carte asburgiche:

“Dio è la somma di quattro fettine di vitello d’amburgo rosolate nella piana delle fiandre. Se le invasioni aliene fossero state conosciute oggi avremmo detto che sono piovuti vichinghi. Ma l’ignoranza miete più vittime dell’aspirina. Dada è un concetto primordiale, sono state rinvenute delle ossa intrecciate a forma di futuro che portavano la scritta DADA sopra a quella MADE IN CHINA. Così è inalienabile lo sbarramento augusto che impone a Dio di fermarsi di fronte all’ampiezza smisurata della muraglia cinese.

Dada è dio che s’inchina davanti al colosso d’argilla posto sull’isola di Rodi.”

Gesù Cristo, avvenuto dopo la spartizione dei sensi, non aveva colpa e morì per darsi esso stesso un senso. Se avesse studiato l’impraticabile avrebbe potuto risparmiarsi la vita per darsi alla gioia della quarta dinastia della galassia centrale.

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