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Incessante abitare notturno

23 Ott

René Magritte - Il sedici settembre

Era sceso, di soprassalto, avvertito da un dolore ai reni [di solito non credeva al suo corpo]. Dabasso era buio e accese la luce. La luce, svegliata d’improvviso, controllò che fosse tutto a posto, poi lo spense e tornò a dormire.

Bianchi angoli di case, di ricordo controvoglia. Bianchi spigoli di neve tra una porta e la sua soglia. Cosa porti nel cestino? Del cemento peperino.

Della casa ho ben memoria, era prona sui suoi lati, ben basata sulla roccia, con la doccia e l’acqua calda, bellettata di coriandoli e di gessi fioriture.

Una casa nella notte alimenta la paura, meglio il suolo manto erboso, meglio perdersi nell’estro: fianco destro al dormiveglia e sinistro alla spiacevole pregnanza della mente che rimastica diurna la mattanza, infarcendola di tanti beneamati salamini.

Sciogli l’ingua

12 Ott

Da ripetere a voce calda, come masticando la notte, tra il primo e il secondo sogno:

Si dice che sedici sedicenti sudici si decidessero a decedere solo se decimati da seducenti sadici.

Ripetuto 1001 volte si ripiega su sé stesso e diventa un pratico piercing sulla lingua.

Deprimo mattino

2 Ott

Niki de Sainte Phalle - Half human half angel

Nera era la mattina, gravida di attese e malintesi sopiti in bolle di sogno soffiato. Sveglio nel lago lenzuolo cercava un’uscita, un punto di fuga da cose funeste, da triste figure di carne e di ombra che intorno agitavano lembi e coperte del suo corpo inerte.

Ma il nero perdura, radura di affanni, il nero non cede agli inganni improvvisi e rapito atterra, distrugge e sotterra ogni guizzo di vita, ogni spoglia ferita lenita dal tempo.

Sveglio a dir poco, sveglio per gioco ma verme nel letto, petto alla terra e schiena già in guerra, con l’aria che preme su resti mortali al bordo confuso di un giorno deluso dal primo albeggiare.

Consigli per fini intessitori

27 Set

Alberto Savinio - Autoritratto

Balistica di base: decifrare il movente che proietta l’ettile verso il corpo, contro un dente, rimanendo accartucciato, depauperato di piriche prurigini. Data una superficie non approfondire mai. Radere il suolo due volte al dì. Rimanere colpiti per dette opinioni. Spararla grossa. Pettinarsi le guance di primo mattino. Accontentare i capelli e le tempie già pronte. Battere il ferro finch’è caldo. Sposarsi di sera, tra le rive ancora tiepide. Toccarsi la pelle, per non uccidere un morto.

Malsangue

22 Gen

Hieronymus Bosch

Malsangue non coglie chi giudica modesto l’apparente audacia del timone. Perché è già vanga, è già terra, è già rimosso. Il rimorso culturale che accompagna figli a scapito di scuole e paninazzi, che t’ingozza di vanesia parlesia, che ti porta via pian piano. I tuoi anni sono modesti, in confronto agli anni migliori che mai vivrai.

Ci son tremila vite che aspettano un momento e tu dividi le mani tra tanti letamai?

Dì chiaro il tuo angusto macello interiore, macellarlo ti dà sangue, malcelarlo ti rimpingue di sgomento.

Malamora

1 Giu
mirò

Joan Mirò - Chanteur

Ma è ridicolo!

Calabraccia dall’altopiano suino ovest, west n-n, pietosi mi costringono alla resa. Attrappiti malculi, non voglio vederli, sanguinano già di rosso e miele, mi fa ribrezzo il solo masticare. E così tu, dopo trenta e mille giorni d’assedio, mi costringeresti ad una resa vana, di cunei assopiti che non germogliano? Così dopo l’olio bollente e le braccia infuocate, i morsi di sonno e le mani di cera, la lingua friabile e il corpo alla fuga mi lasci peso morto sulle battaglie a dare sale e cenere, a riempire bocche morte di cadaveri inutili, a zigzagare manifesto nell’assolo di un perimetro?
Le generazioni, gli altri e le cose mi sfaldano a sud.
Il tabacco, le piante e l’onnipotenza preme da oriente.
La mia distrazione m’insacca e perdo il momento, l’altissimo sacramento dimane in mano.
Vado in scarni giacimenti dei miei liquidi migliori. Le riserve rimaste, ai posteri!

Grafìa malvista

13 Mar
munch

Edvard Munch - Evening on Karl Johan Street

Spezzami le reni, senza filtro fumo meglio.
La mia candela verde perde tempo a malincuore, ma il rossore timido che dò ai passanti non è scherno velato nè burrino. E’ manfrina dei liquori che si bevono a mattina, crescentina di Piacenza morta sola al primo latte.
Se ne fotte il chiaro d’uovo che rimane a meringar.