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Anziloquio

13 Ott

Louis Daguerre - Dagherròtipo

il giorno bacia i piedi
alle dinamiche premure,
alle frescure senza posa
di chi osa, noncurante
di calure e zone d’ombra,
di deserti e mente sgombra,
di altopiani già percorsi
in grossi ventri di maiali,
alle spose sempre uguali
cande vergini impotenti.

e tu ti lasci assotterrato sotto un letto di malura,
cedi spasmo e penitenza alla tua assenza che perdura,
non necessita di affanno il mondo intero cesellato,
non c’è più chi ha avuto e dato,
non c’è cane innamorato.

e allora sgomita la pelle
disattesa nell’ossario,
giunge il dromedario
con la gobba che non ha.

e tu rimpasti stesse frasi in disattesi guazzabugli,
ti nutri di radici e dici pettini d’avorio
che sbiondano e che sfrangiano capelli millenari.
ricordi quei bei giorni? quelle primavere bianche?

mordi le tue labbra come fossero appetito,
ti sazi con un dito di malevolo candito,
soccorri col turbante venti schiave di passione,
le leghi ai tuoi pensieri come fossero un burrone.

vòlano di zonzo piroette di zanzare
che cercano di pungere o di almeno pungolare
l’anonima passione dell’erettile appassito,
la moglie che si duole di non esser suo marito.

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L’ingordigia è una nuova placenta

30 Ott

La battaglia di Costantinopoli

Cerca il tuo calore
in un fiammifero bucato
che da oriente ad occidente
smazza brodo granulato.

Brinda sul messale
che Messina brucia in fiamme!
Brucia la pomata
sull’aceto sparso in ghiaccio.

Filano i tricipiti su un carro popolare
che porta le banane verso il rito delle giare,
scappa il presupposto nel giardino delle coltri,
condannato a morte, vivo infine tra gli scaltri.

Le cerimoniose donzellette d’altra fetta
stringono il bacino strabordante d’una tetta.
Dame d’oltreborgo minimizzano infedeli
mentre il candelabro scaraventa in fondo ai peli
la discordia.

Perdi al gioco
novemila milioni di te
e piangerai la
soffitta
che non hai mai riordinato.
Il mese scorso tuo padre
è morto al mercato
chiedendo di te.
Le tue ambizioni
sono pere cotte
in un brodo di giuggiole.

Ma la sfera non ha problemi,
cinge plebea tutti i contesti,
non si rattrista né trucida schermi
ridicolizza gli alcolici festi.

Un buonumore balsamico
è frutto di chili
di arance tropicali
e smeraldoni.

Dai, dimmi si, dimmi un cuore nel cammino
dai la spada al mondo indietro, monta in fondo il camerino.
Dai, dimmi ora, dimmi un basculo di notte
sali, sali forte che la notte si sconvolge sul sofà. Ah! Ah!

Simbiosi tra una mela e un diploma

19 Ott

La battaglia di Muret

Blatera la miccia
nel corpo che s’arriccia,
scivola il tormento
bagnando il sacramento.

Muore lo stivale
svilito dal pitale,
giace la stazione
nel collo del leone.

Saltano le nove
e quattro disattenti
muoiono i serpenti
avvolti intorno al bove.

Piange il disamore
nel cesto di pianure
vola sotto scure
la testa del curato.

Piangi le tue dita come fosse candeggina
lava le posate con la pioggia di mattina

Pentiti
delle crociate sterili
Pentiti
e bacia le tue menadi
Salvati
dal buio sgabuzzino
Bruciati
d’incenso dentro a un tino.

Scende e va il pastore nel deserto senza fosse
piange il marocchino simulando una gran tosse,
brace sotto cardo la lenticchia dell’oriente
spunta dentro il marmo un dentifricio decadente.

Cade un ponentino
sul lezzo della grassa
la primavera passa
il buco non la nota.

Scende un disavanzo
tra ceti nobiliari
unni contro tartari
che giocano a cambiali.

Rit.

Canto del cavalleggero

24 Lug

Giuseppe Capogrossi - Superficie 324

Mi muovo senza l’onda
che fa su e giu…

Rimuovo l’angosciante
malore blu…

Non parlarmi mai di te
ci son cose più importanti:
il raccolto delle messi,
i gioielli non li hai messi,
la domenica va’ a messa
con due viaggiatori messi
chiusi in loro stessi mesti
con la bora di triesti
chiudi i sogni dentro ai cesti…

Ho chiamato l’ACI a cena
per un piccolo consulto
ma baciato dal maestrale
mi conosco con l’insulto.

Balla balla nero
che il mio cuor non è sincero.
Balla, corri o resta
che la notte non è mesta.

Canto del citofono
canto nel microfono
parlami d’amore
Maritozzo del mio cuor.

Un bacio blu

15 Lug

J.Ensor - Skeletons disputing a smoked herring

Cerco l’inverno nel giardino
ma ho solo un cane
che dice bau.

Sogno l’atlante nelle ossa
ma lo stradario
mi spossa assai.

Ritmico afferro una cambiale
scrivo la cifra con quattro zeri
m’incaponisco nel non scordare
che il mio amore lo paghi tu.

Dammi un bacio blu
come l’etichetta della camicia
lavata in candeggina
che non possiedo più.

Dammi un bacio blu
come l’attaccapanni
in vetroresina laccato
che non possiedo più.

Sento l’aguzzo maestrale
che insegue il sogno
d’un rigattiere.

Vedo la suola delle scarpe
che si consuma
con il sapone.

Trovo quaranta case sfitte
per il mio gusto di dispersione
slego blando il mio leone
e mi ritengo soddisfatto.

Dammi un bacio blu
come il brindisi alla pera
che ho succhiato dal bicchiere
che ora non possiedo più.

Dammi un bacio blu
come le tue labbra morte
che riflesse in un lampione
io ora non possiedo più.

Ballata di Flacio

4 Lug

Novemila e quaranta bijoux non valgon la pena
di un mitile affosso coi piedi nel mare,
senza barrire, senza chiamare,
senza ammolare l’indomita lama
nel sogno che l’ama, dipinta di notte
che il cerchio è una botte
e il rapido bacio è una chioma di sale,
sperando nel guanto mi santo d’un rapido e cieco
tepore d’aureola nascosta,
prelevo alla posta i miei ultimi averi,
poi sposto i bicchieri di un vino meticcio
bisticcio col riccio dal baffo posticcio che intona
una danza ridendo tra i denti
i fanti contenti incendiano donne patite nel
velo d’un cuore passato
d’un cerchio svelato nell’umile intesa
la notte a sè accesa.

Rifugge il pietoso dal mare
l’odore che sale è un morto pietoso
che smette le mosse d’un giovane australe.