El topo

Scava, fugge e strappa. E’ talpa o calca terre avare di Montezuma e cavapietre automi?
Bello Jodorowsky… con il pene di tuo padre che nasconde il tuo timore. Tremi in gesti arditi stilizzati a buon umore… maledetto fricchettone d’un barbuto cordigliero, pensi che davvero le tue gesta sian d’eroe? Impellato sotto il sole sei più fico. Veramente. In un western senza parte tu arrovelli la tua sorte con i figli, con le mogli, con i nani e le cicogne, con un dio ch’è sola forma e la smania che non ferma la fugace tua ambizione.
Bel teatrino! T’improvvisi comichetto scapigliato con la dolce tua metà, che raggiunto per scaletta ti dà un figlio a baionetta senza il lusso del contatto, fornicando senza tatto tra i liquori e le puttane d’un catumbaro interrato.
Ratto appigli e strigli denti, ti dimostri in gran premura maritino ma non padre, grande uomo san vigliacco… del cosacco fai un baffo, smazzi l’ussaro in un fremito, salamoi a babbo morto quel bel cieco con lo storto…
Donna e donna danno noie, mezze donne doppie troie che si baciano infernali predicendo nell’abbraccio della stirpe labbra e lingue appena prese, figli storpi col dilanio delle carni, membri informi, forni accesi per passar di bell’e meglio chi virtù non poté più.
Non c’è storia e poi si perde il virtuosismo delle mosse, coi tarocchi tu t’arrocchi lu messaggio e il messaggero, giochi furbo da levriero le tue carte in tante mosse, smarronato da pellicola trattata con l’inguanto ma ceduta invano al sole e alle sole tue premure.
Mistico e rosato cedo invano, spruzzo liquidi al comando, figlio mio… ahi lasso è tanto di lassarti, ma una zoccola in gonnella l’è più bella del tuo smilzo pistolino… me la batto ma da santo, non t’incanto ma t’incontro vecchio ormai… chi sei tu? M’ammazzerai? Si, ci provi, ma t’umilio, ti costringo al lavorio e ti stupido per strada con cappelli a tener gioco. Ce l’ho fatta, è genocidio… ho aperto con fatica il cunicolo di pietra, che sian tutti divorati dalla loro ansia meschina. E tu figlio, mi ricoglio, ci riprovi con l’assasso, ma ridicolo di sasso resti muto all’uccisione d’ascendente che per niente ti lasciò. Torna pure sui tuoi passi, io son santo, non sciaquetto. Morirò di proprio gusto con il fusto di benzina, paraffina unita male, unto quasi a gran maiale con il fuoco nelle vene.
Non c’è ansia che mi preme se non quella del gran film. Son simpatico, estroverso, sono esotico e non scherzo. Questa è l’arte che prometto, psicofreak un po’ maghetto. Ho imbastito un gran trambusto e ne vale un po’ la pena. Ma son divo, questo è giusto, lascio il cinema ai profeti, io son quello che rimane, vecchio panico affettuoso che ha capito quel ch’è giusto.
Ho mattato in stravaganza quattro in croce magistrali. Non ho uguali.

articolo pubblicato su Rapporto Confidenziale n.12, pag.10, febbraio 2009

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